Lago-di-Garda.NET - navigare nell'informazione del Garda
Informazioni utili
       
 
   
Navigazione sul lago
di Garda
   
  Tutte le informazioni suIl servizio pubblico di linea sul lago...
 
       
 
   
Nautica da diporto
   
  La navigazione da diporto è una splendida opportunità per lasciarsi alle spalle il traffico...
 
       
 
   
Mappa del Lago di Garda
   
  Trovi tutti i comuni del Lago di Garda per poterne scoprire...
 
 
 
Banner HOTEL MAYER & SPLENDID. Hotel 4 stelle situato nel centro di Desenzano sul lago di Garda. www.hotelmayeresplendid.com
 
Banner Color Hotel di Bardolino: Most Excellent Hotel for Design & Innovation 2008 sul lago di Garda. www.colorhotel.it
 
Banner HOTEL GABRY (3 stelle) di Riva sul lago di Garda. www.hotelgabry.com
 
Banner HOTEL ROSALPINA (2 stelle) di Riva sul lago di Garda. www.hotelrosalpina.it
 
Banner hotel a 4 stelle VILLA ROSA di Desenzando sul lago di Garda. www.villarosahotel.eu
 
Banner IL NODO TEATRO: produzione spettacoli teatrali in tutto il nord Italia. Organizzazione rassegne e corsi di teatro. www.ilnodo.com
 
Onde.NET: il portale di Desenzano del Garda
 
Banner ITS, siti web con elevata visibilità sui motori di ricerca. www.itsol.it
 
Banner LIBRERIA LA FENICE. A Brescia vende Libri antichi e fuori catalogo. accedi al sito web www.librerialafenice.it
 
Broker internazionale commercio metalli ferrosi e non ferrosi
 
Banner HOTEL VILLA GIULIA (4 Stelle). Gargnano sul Lago di Garda. www.villagiulia.it
 
Il Nodo Video: produzione audiovisivi
 
Progettazione di interni - privati e pubblici
 
Bonora auto: l'autosalone e officina per commercio autoveicoli usati a Desenzano.



 
     
   
   
     
 

Comune di Brescia

 
 
Una città ricca di storia
 
     
 

Il Teatro San Carlino - già chiesa della Trinità e di San Carlo ( e detta popolarmente San Carlino)

Il Teatro Sancarlino, oggi utilizzato come auditorium e spazio conferenze dall'Amministrazione Provinciale di Brescia, nasce originariemente come chiesa della Confraternita della SS. Trinità dei Pellegrini.

Fu progettato intorno al 1750, come si deduce dall' esistenza di una pianta del 1753, anteriore di sei anni alla posa della prima pietra, e recante l'autorizzazione alla costruzione del nuovo tempio a firma del Vicario Generale Jacobo Soncini. L'edificio, che sorge accanto al palazzo fatto erigere nel 1721 dal conte Giacinto Martinengo Colleoni, Marchese di Pianezza, in sostituzione delle antiche case di un ramo della nobile famiglia Porcellaga, di cui il conte Giacinto aveva sposato l'erede Cornelia) venne costruito in sostituzione dell' antico oratorio della confraternita dei disciplini, che ivi preesisteva accanto alle case Porcellaga e occupava parte dell'area che il Martinengo aveva destinato alla costruzione del palazzo.

Il Marchese comperò l'oratorio e concesse in cambio ai Disciplini un area da edificare immediatamente a nord del suo nuovo palazzo. La prima pietra fu posta da Mons. Andrea Duranti vescovo di Chitro nel 1759: il tempio fù consacrato dal vescovo di Brescia Card. Molin nel 1768. I Disciplini in questione erano ascritti alla confraternita della SS. Trinità dei Pellegrini a Roma: l'edificio venne dedicato alla SS. Trinità e a San Carlo Borromeo e chiamato San Carlino per distinguerlo dalla Chiesa di San Carlo annessa alla Casa di Dio.

L'arte

Lo stile dell'edificio, a quanto riferisce concordandovi anche lo storico Riccardo Lonati, è accostabile a quello di Antonio Marchetti, specialmente per quanto riguarda la "facciata slanciata su alte lesene che raccolgono finestre e portale dal tipico disegno marchettiano" (sempre il Lonati, ibidem). L'interno, ad un sola navata, mantiene buona parte della originaria decorazione ad affresco, tornata pienamente visibile dopo il restauro a cura della Provincia di Brescia che ha restituito alla città di Brescia questo splendido palcoscenico settecentesco. Gli affreschi dell'interno, diviso in due campate, sono di Francesco Fontebasso (prima campata: "Gloria di Angeli e Santi" con Cristo benedicente; seconda campata, affreschi nella cupola ellittica Gloria di San Carlo Borromeo" e "Tre angeli appaiono ad Abramo" nella lunetta) e di Pietro Scalvini (pennacchi con Evangelisti nella prima campata). Le tele che originariamente decoravano gli altari sono andate perdute: sull'altar maggiore vi era un "San Carlo che adora la vergine" di Pompeo Ghitti, successivamente modificato da Pietro Scalvini con l'inserzione dell'immagine della Trinità Ultimato il restauro architettonico dell'edificio, l'Assessorato alla Cultura ha provveduto a collocare nella cornice dell'altar maggiore una pregevole opera di Andrea Celesti, un Annunciazione opera originariamente collocata nella ex abitazione "Sala-Dabbeni", meglio nota come Villa Paradiso.Il Professor Bruno Passamani la definisce "frutto felice della stagione 'chiarista'" del pittore, un "dipinto tra i più rappresentativi ed alti dell'artista".

Gli altri due altari recavano un " Crocefisso con i SS. Filippo Neri e Gaetano di Giuseppe Tortelli e una lignea Beata Vergine detta del buon viaggio , di autore ignoto, entrambi non più presenti nella chiesa e, secondo il Lonati, non più menzionati da decenni.Dopo essere stata ridotta a caserma nell'anno 1800, la chiesa passò al demanio austriaco (1819) divenendo parte del Regio Ginnasio che aveva sede nell'attiguo PalazzoBargnani (già Martinengo, vedi oltre) e ne seguì le vicende allorchè divenne successivamente sede del Istituto Tecnico per Geometri "Tartaglia" e infine del Istituto Tecnico Commerciale "G. C. Abba". Palazzo Bargnani (già Martinengo Colleoni di Pianezza) La vicenda del palazzo è legata a quella del tempio, in quanto questo fù edificato in sostituzione di una più antica sede dei Disciplini distrutta per far posto al palazzo stesso (vedi sopra) per volere del Conte Giacinto Martinengo Colleoni Marchese di Pianezza, che diede inizio ai lavori nel'anno 1721. Sull'area sorgevano le case di un ramo della famiglia Porcellaga (quello cui appartennero i fratelli Lodovico e Lorenzo, che caddero eroicamente nell'assedio del 1512): l'ultima eredi di tale ramo, Cornelia, sposò il Marchese Martinengo che eresse il palazzo per volere della moglie.

L'edificio fu ereditato dalla figlia Licinia, che sposò il marchese Guido Bentivoglio. Da essi il palazzo fu venduto alla nobile famiglia Bargnani, che vi si stabilì. Il conte Cesare Bargnani vendette il palazzo a Napoleone Bonaparte, che pagò il prezzo di mezzo milione di lire italiane anche, come risulta dall'atto di compravendita, a titolo di riconoscimento dei servigi prestati dal Bargnani al suo governo. Passato nel 1819 al Demanio austriaco, divenne sede del Regio Ginnasio; la destinazione scolastica è stata mantenuta fino ad oggi (prima come sede dell'I.T.G. "Tartaglia" e poi dell'I.T.C. "Ballini".).

La Storia della Millemiglia : una corsa storica per la città di Brescia

Le Origini.

Chissà se Nando Minoja, pilota della O.M., nel piombare vincitore in viale Venezia, alle sei del mattino del 27 marzo 1927, mentre Brescia ancora dormiva, attendendo le vetture di ritorno dalla prima Coppa della Mille Miglia molte ore più tardi, avrà anche solo minimamente immaginato di aver impresso il primo sigillo di una leggenda destinata a sopravvivere ai suoi ideatori e protagonisti.

La bramosia di una grande competizione era nata, solo un anno prima, in due giovani rampolli della nobiltà bresciana, Aymo Maggi, ventitreenne e Franco Mazzotti, ventiduenne. I due ogni settimana si recavano (a bordo delle loro Bugatti e Isotta Fraschini) gareggiando con il treno "diretto" a Milano, in quello che era il covo degli appassionati di automobilismo: il Biffi in Galleria. Qui tra semplici entusiasti, giornalisti sportivi ed i campioni di passaggio, Nuvolari, Borzacchini, Brilli Peri, Varzi, Danese, decisero di far qualcosa per restituire a Brescia il ruolo che le competeva nel mondo dell’automobilismo. Presero contatto, nel dicembre del 1926, con un altro bresciano, Renzo Castagneto, trentaquattrenne, uomo di innate doti organizzative e di spettacolo, Segretario della costituenda sede bresciana del RACI, Regio Automobile Club d’Italia (della quale Mazzotti sarebbe stato designato presidente), ed il trentino, milanese d’adozione, Giovanni Canestrini, trentaduenne, redattore della Gazzetta dello Sport, primo giornalista specializzato d’automobilismo. Composto il gruppo, poi noto come I "Quattro Moschettieri", ipotizzarono diverse soluzioni. Vivevano in un decennio di grandi ardimenti: erano gli anni delle imprese gloriose, dalle spedizioni in dirigibile di Nobile al Polo Nord, alla trasvolata di Lindbergh sull’Atlantico, di record di velocità per cielo, per mare e per terra. Le brillanti gesta sportive accendevano d’entusiasmo i nostri giovani "Moschettieri".

Scartata l’idea di riprendere alcune delle famose gare automobilistiche bresciane del passato (la "Grande Corsa su strada" del 1899, le celeberrime "settimane" di inizio secolo, le "Corse di Brescia" del 1905, gara per la quale venne assegnata la prima "Coppa Florio"), dovettero accantonare anche il proposito di ridare vita al Circuito di Brescia, noto come "Fascia d’Oro", approntato nella brughiera tra Montichiari e Ghedi, lungo il quale era stato disputato il primo "Gran Premio d’Italia", dato che il bresciano Arturo Mercanti (mai perdonato dai concittadini, tanto da prender parte alla Mille Miglia con lo pseudonimo di "Frate Ignoto"), intuendo il successo delle corse in circuito, aveva da poco inaugurato l’Autodromo di Monza. Non potendo ripetere un "Giro d’Italia", disdegnando di imitare una gara di regolarità, per quanto durissima, come la "Coppa delle Alpi", apparve evidente la necessità di creare qualcosa di assolutamente nuovo e sensazionale. Il percorso ideale, duro e selettivo (debbono essere tenute in considerazione le condizioni delle strade dell’epoca e la scarsa affidabilità delle vetture), venne presto individuato: Brescia-Roma-Brescia. Tale percorso rispondeva ad alcuni requisiti fondamentali: coinvolgeva mezza penisola offrendo la possibilità di scelta tra più tracciati, seguiva il costume del periodo che pretendeva di far convergere tutto sulla capitale e, cosa più importante, assegnava a Brescia, il ruolo di protagonista.Non restava che trovare un nome alla gara; Franco Mazzotti, reduce da alcune gare automobilistiche negli Stati Uniti, accorgendosi che il percorso sviluppava circa 1600 km, propose immediatamente "Coppa delle Mille Miglia". L’unica opposizione venne dal timore di essere accusati di esterofilia, ma Canestrini ricordò come anche l’Impero Romano fosse misurato in miglia e il nome fu approvato. La Mille Miglia era ufficialmente nata. Presero così il via i lavori di preparazione, tra una serie di difficoltà e malumori superati grazie al supporto della stampa milanese (la "rosea" si schierò con i nostri quattro fin dall’inizio) e soprattutto all’appoggio politico di Augusto Turati, un bresciano allora segretario del Partito Nazionale Fascista. Ebbe così inizio un’epopea che vide, nelle tredici edizioni anteguerra e nelle undici dal ‘47 al ‘57, i campioni più celebrati e le migliori automobili confluire a Brescia da ogni parte del mondo per schierarsi, agli ordini di Castagneto, nel punto che i corrispondenti forestieri amavano chiamare viale Rebuffone, confondendolo con viale Venezia, oggi delle Mille Miglia.

BRESCIA

Si può dire, senza timore di fare dell’angusto campanilismo, che a Brescia è nata e prosperata l’originaria e proverbiale passione italiana per l’automobilismo agonistico. La nostra città è stata infatti culla del motorismo. Automobili e motociclette hanno percorso in lungo ed in largo le sue pianure negli anni pionieristici a cavallo tra l’Ottocento ed il nuovo secolo. All’inizio del Novecento i primi fragili aeroplani italiani solcarono, nel più generale stupore, i suoi cieli. Oltre un secolo fa, nel settembre 1899, Brescia organizzava la sua prima "grande corsa su strada", un circuito comprendente le città di Cremona, Mantova e Varese con un percorso complessivo di 233 chilometri.

I giornali dell’epoca ci descrivono, per quell’avvenimento, la stessa atmosfera elegante e raffinata, ma nel contempo popolare, che avrebbe in seguito caratterizzato, a far data dal 1927, la Mille Miglia, la "corsa più bella del mondo". La "piccola" Brescia di fine Ottocento - la città contava allora settantamila abitanti - era stata capace di accendere il fuoco agonistico nelle ruote di un nuovo tipo di mezzo di locomozione, l’automobile, per il quale ancora nel mondo si dibatteva un problema insoluto: il tipo di motore da scegliere. Doveva essere a vapore, a benzina o ad accumulatore? In quel lontano 1899 iniziò l’indissolubile legame tra Brescia e l’automobilismo sportivo.

Vennero poi, nel 1905, la prima edizione della "Coppa Florio" e, nel 1921, il primo "Gran Premio Automobilistico d’Italia", disputato sul circuito della Fascia d’Oro, nella piana di Montichiari poco a sud della città. Venne infine, nel 1927, la Mille Miglia. L’idea di organizzare una corsa automobilistica lunga quanto la metà della penisola... e ritorno, qualcosa come 1600 chilometri (Mille Miglia, appunto), fu coltivata da quattro giovani appassionati di automobilismo, i bresciani Aymo Maggi, Franco Mazzotti, Renzo Castagneto, ed il giornalista della Gazzetta dello Sport, Giovanni Canestrini. Maggi, Mazzotti e Castagneto formavano allora lo Stato Maggiore del giovane Automobile Club di Brescia e non pensavano certo di entrare nella storia quando, il 26 marzo 1927, diedero il via alla prima edizione della Mille Miglia.

Gli annali ci tramandano che bresciana fu la prima vittoria: tagliò infatti il traguardo, alla media di oltre 77 chilometri orari, una O.M. 2000 guidata dalla coppia Minoja-Morandi. Per la città di Brescia la corsa rappresentò una finestra aperta sul mondo ed insieme si rivelò un esclusivo biglietto da visita da esibire in tutte le sedi internazionali. Per i bresciani la Mille Miglia assunse invece la forma di un amore vero, viscerale ed intenso, che seppe sopravvivere prima alle convulse vicissitudini di questo nostro secolo, infine all’inevitabile conclusione della stagione delle corse su strada, riemergendo intatto quando, grazie alla formula della gara di regolarità per auto storiche, la Freccia Rossa finalmente rivide la luce. Intere generazioni sono rimaste ammaliate dal fascino prorompente di questa gloriosa competizione ed anche oggi allorché la lunga, mitica stagione dell’agonismo è entrata negli annali della storia, la Mille Miglia continua a far proseliti, a creare spettacolo e festa, a suscitare emozioni intense, spesso indicibili. La città di Brescia deve molto alla Mille Miglia. Se le immagini delle sue belle piazze, dei suoi innumerevoli monumenti, dei suoi ricchi musei sono giunte in ogni angolo del mondo, la Freccia Rossa porta gran parte del merito. Grazie alla Mille Miglia il mondo ha potuto inoltre conoscere e meglio apprezzare il carattere e l’intraprendenza delle popolazioni bresciane, la vocazione internazionale di una città per troppo tempo confinata in un contesto quasi esclusivamente provinciale. Non solo Brescia ne è stata, ovviamente, beneficiata.

Lungo lo storico percorso, nell’attraversamento di alcune tra le più belle città d’Italia, la carovana delle vetture d’epoca continua a richiamare folle, a smuovere gli animi, a procurare suggestioni. Di tutto questo dobbiamo essere grati a coloro che nel 1982 seppero riproporre la splendida iniziativa. Grazie al lavoro, lodevole ed instancabile, degli organizzatori, in pochi anni la Mille Miglia è tornata ad essere la "corsa più bella del mondo". Prestigiosi piloti di oggi e di ieri e con loro le vetture più belle realizzate in questo nostro secolo confluiscono ogni anno a Brescia da tutti i continenti. Per quattro giorni la città torna a rivivere l’antica atmosfera, ad assumere i colori della corsa. Sono questi giorni di evocazione e di nostalgia, occasioni di incontro, momenti di fervore collettivo. Ogni anno la magia della Mille Miglia si ripresenta intatta e coinvolgente. Non resta dunque che rivolgere un caloroso saluto a quanti sapranno essere, a vario titolo, interpreti e protagonisti dell’avvenimento.

Cent’anni e oltre.

Anche se spesso lo dimentichiamo l’odiosamata quattroruote ha già l’età di una nonnina del Caucaso. Nel 1986 ha doppiato il primo secolo di vita. Le celebrazioni, di cui si appropriò la Mercedes, la prima Casa a realizzare un veicolo destinato alla vendita, hanno sottolineato soprattutto l’importanza crescente dell’automobile che, in un secolo soltanto, ha radicalmente modificato abitudini millenarie dell’uomo, il suo approccio con gli altri esseri e l’ambiente che lo circonda. E’ stato però spesso trascurato un aspetto non secondario legato all’automobile ed alla sua evoluzione: l’apporto decisivo dato dalle corse, in particolare quelle su strada. Sotto questo aspetto l’appuntamento con la rievocazione storica della Mille Miglia consente di affrontare l’argomento sulla base della grande quantità di dati che la corsa, riproposta dall’Automobile Club di Brescia e dal Musical Watch Veteran Car Club, fornisce ogni volta agli appassionati ed ai tecnici attraverso l’esclusiva formula del museo dinamico. Ogni anno la rievocazione della corsa che fu definita "la più bella del mondo" si conferma un insostituibile strumento di cultura e passione: un museo itinerante e unico al mondo, irripetibile nella sua completezza, in grado di mostrare nel loro ambiente naturale, la strada, le più interessanti auto sportive e da competizione costruite negli anni che vanno dal 1927 al 1957.

Santa Giulia e il suo museo

La Santa
Giulia, cartaginese, figlia di patrizi, fu venduta nel 436 come schiava, in seguito alla presa di Cartagine da parte dei Vandali. Durante un viaggio verso la Gallia la nave del suo padrone Eusebio si arenò a Capo Corso, promontorio della Corsica. Qui, mentre Eusebio partecipava ad un sacrificio pagano, Giulia fu prelevata dalla nave, torturata e crocefissa da Felice, preside della Provincia, che aveva tentato invano di farle rinnegare la fede cristiana. Per avviso celeste il corpo fu trafugato dai monaci e sepolto, con tutti gli onori, nell’isola Gorgona.
Le reliquie della Santa passarono a Brescia nel 763, dopo aver fatto tappa a Livorno, per opera del bresciano Desiderio, re dei Longobardi, che le fece sistemare nella chiesa di San Salvatore, presso l’omonimo monastero di Benedettine, fatto erigere nel 753 dallo stesso re e dalla moglie Ansa.

La Festa
Con la soppressione del monastero nel 1798 e la traslazione delle reliquie di Santa Giulia, cessarono tutte le manifestazioni legate al suo culto. L’apertura del Museo della Città è stata l’occasione per ripristinare, dopo più di due secoli, una festa che rinnova, nel giorno più prossimo al 22 maggio, il legame tra la città di Brescia e Giulia.
La festa è anche l’occasione per i visitatori di incontrare, lungo via dei Musei, artigiani, produttori enogastronomici e, idealmente collegati alla moderna destinazione del monastero, un ragguardevole numero di musei d’arte e storia. La giornata è tradizionalmente animata da gruppi storici che ci riportano indietro nel tempo ricostruendo momenti di vita quotidiana del passato.

Il Museo
Il Museo della Città è posto all’interno di uno dei più straordinari edifici cittadini, il monastero di Santa Giulia, frutto di stratificazioni che dall’età romana giungono sino ai giorni nostri, con edifici monumentali perfettamente conservati dell’età longobarda, medievale e rinascimentale. Questi edifici si intrecciano con le straordinarie sopravvivenze archeologiche dell’età romana e altomedievale e con le ricche collezioni del museo, per costituire una sorta di storia dell’arte e dell’architettura da sfogliare e percorrere.


 
     
   
     

 
Banner ITS, siti web con elevata visibilità sui motori di ricerca. www.itsol.it
 

 
   
  Scopri tutti gli eventi del comune di Brescia
   
 
Manifestazioni  
  Manifestazioni, sagre e feste ...  
     
Spettacoli  
  Rappresentazioni teatrali di p...  
     
Mostre  
  Spazio dedicato a mostre, espo...  
     
Musica  
  Concerti e rassegne di musica ...  
     
Libri  
  Appuntamenti di carattere edit...  
     
 
Corsi e scuole  
  Scuole, corsi e seminari sul t...  
     
Cinema  
  Cinema: proiezioni e festival ...  
     
Scienza  
  Eventi legati al mondo della s...  
     
Incontri e convegni  
  Tutti gli incontri e i convegn...  
     
Sport e territorio  
  Pagina dedicata allo sport sul...  
     
 
Curiosità