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Comune di Desenzano del Garda

 
 
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  Cenni storici
Origini di Desenzano
Fino al 1926 Desenzano sul Lago comune della Lombardia (prov. Brescia), a 96 m d'alt.; sulla sponda occidentale del lago di Garda; 60,11 km2;

L'industria è presente soprattutto nel settore alimentare e metalmeccanico, con una crescente importanza dei sevizi alberghieri e del terziario.

Di origine romana, come testimoniano i resti della Villa Romana di Decenzio, da cui il nome del paese, Decenzanus poi italianizzato in Desenzano,nel medioevo il paese fu conteso tra Verona e Brescia, entrando a far parte dei domini veneziani nel XV secolo.
Fiorente mercato, più volte fatto oggetto di esenzioni fiscali e fece parte della quadra di Campagna.

A San Martino della Battaglia, oggi frazione desenzanese, nel 1859 si scontrarono le truppe franco-piemontesi e quelle austriache in una memorabile battaglia. Reperti bellici sono conservati nel faro di san martino, tutt'oggi funzionante.

Di interesse sono i resti della Villa Romana (III secolo d.C.), il castello medievale con le torricelle angolari e quella principale ancora intatte, la Chiesa di Santa Maria Maddalena, con una pala d'altare del Tiepolo (Ultima Cena) e il lungolago con i due porti: quello vecchio e quello nuovo.

Patrona di Desenzano è Sant'Angela Merici, cui è dedicato un santuario nei pressi di Desenzano (Mericianum).

Sant'Angela Merici Patrona di Desenzano

Cenni Biografici

Nata a Desenzano del Garda in un anno imprecisato, intorno al 1474, Angela vive la sua infanzia in località "Le Grezze", nel Comune di Desenzano sede di una pieve appartenente alla Diocesi di Verona, territorio soggetto al Dominio Veneto. Il padre di Angela, Giovanni Merici, un tempo cittadino di Brescia, acquisirà la cittadinanza desenzanese, a voce, ancora nel 1475. La famiglia non è priva di beni di fortuna. La madre di Angela, Caterina, è originaria di Salò; un suo fratello è Ser Biancoso de' Bianchi, membro per molti anni del Consiglio Comunale. I coniugi hanno cinque figli: tre maschi e due femmine, e Angela è probabilmente la penultima nata.

Giovanni Merici spesso legge in famiglia le vite dei Santi, determinando con queste letture, come la Santa stessa dichiarerà, la volontà della figlia di condurre vita sobria, spirituale e contemplativa. La giovinezza di Angela è amareggiata dalla perdita della sorella, cui la tradizione agiografica collega una visione della Santa, e dalla scomparsa di entrambi i genitori.

Rimasta orfana, Angela viene accolta dagli zii a Salò. Qui la giovane donna comincia a frequentare la chiesa dei frati francescani e si farà terziaria francescana per potersi dedicare più agevolmente alla vita devota: preghiera, penitenza, buone opere. All'abito di terziaria resterà fedele tutta la vita volendo essere sepolta con quella veste. Resta a Salò, non si sa per quanto tempo. Poi Angela torna a Desenzano, dove possiede alcuni beni a lei pervenuti in eredità, e qui conduce una vita silenziosa, casa e campi, ma dedita alla orazione e alle opere di carità, mentre matura lentamente la sua vocazione aperta alla spiritualità del tempo. La visione può essere di quel periodo: mentre si trova nei campi della località Brodazzo, raccolta in preghiera, le pare che il cielo si apra e vede scendere angeli e vergini, e una voce le preannuncia la sua missione di fondatrice. Già da allora è conosciuta come "Santa" per la sua vita spirituale e le sue capacità di capire e di aiutare la gente.

Nel 1516 viene invitata a Brescia, dove si trasferisce, per una missione consolatrice in casa di Caterina Patengola, che aveva perduto il marito e due figli. Qui conosce Giovan Antonio Romano. Ben presto attorno a lei si forma un gruppo di persone accomunate dal medesimo desiderio di bene.

Nel 1524 intraprende il pellegrinaggio in Terra Santa e l'anno successivo è a Roma dal Papa per il Giubileo.

Nel 1529, temendo che l'esercito di Carlo V si porti verso Brescia, Angela si ritira a Cremona, ospite di Agostino Gallo e della sorella di lui, Ippolita. Anche a Cremona è visitata da molte persone che vogliono conoscerla. Al ritorno a Brescia è ancora ospite del Gallo, poi si trasferisce dapprima presso San Barnaba infine fissa la sua dimora in una casa vicino alla chiesa di Sant'Afra.

Il 25 novembre del 1535, giorno di Santa Caterina, fonda la "Compagnia di Sant'Orsola: le prime ventotto si consacrano a Dio nell'opera di Angela. Muore il 27 gennaio del 1540 e viene sepolta nell'antica chiesa di Sant'Afra (ora Santuario di S. Angela) a Brescia, dove si trova tuttora. Sarà dichiarata "Beata" dalla Chiesa nel 1768 e proclamata "Santa" nel 1807.

La Sacra Congregazione dei Riti, con decreto nel 1962, proclamerà Sant'Angela Merici, principale patrona di Desenzano.

Periodo Storico

Quando Sant'Angela nasce, Desenzano appartiene politicamente alla Serenissima Veneta. Nei secoli XV-XVI il paese è un grosso borgo stretto attorno al castello, che domina dall'alto. Lungo la costa si allineano le case dei pescatori e dei commercianti di granaglie, più addentro, la regione lievemente ondulata è coperta di pascoli, di campi e di frutteti.

All'epoca in cui Angela è a Brescia il lusso é sfrenato, infatti si parla di età d'oro del Rinascimento bresciano. La ricchezza viene principalmente dalle fabbriche di armi e dalle botteghe per la lavorazione del marmo. Ma alla grande ricchezza della aristocrazia e dei borghesi si oppone l’estrema miseria di molti. Le truppe di Gastone de Foix hanno messo la città a ferro e fuoco in quel febbraio del 1512 che venne poi chiamato "il carnevale di lacrime e di sangue": diecimila morti in un solo giorno.

Dopo il terribile sacco, per sette anni ancora, francesi, veneziani e spagnoli si contenderanno Brescia.

Dal punto di vista religioso la situazione non é migliore: i Vescovi vengono dalla nobiltà veneziana e vivono la carica come una loro eredità; inoltre non sempre essi risiedono a Brescia ed in tal caso lasciano un Vicario per le più immediate necessità burocratiche. La stessa abitudine hanno preso numerosi parroci. Nei monasteri femminili la situazione è penosa: al tempo di Angela se ne contano undici con circa tremila suore e alcuni di essi di fatto sono ospizi a servizio dell'aristocrazia che vi rinchiude le figlie non collocate socialmente. Come conseguenza del degrado religioso, le dottrine eretiche si diffondono.

Lutero pubblica le sue tesi un anno dopo l'arrivo di Angela a Brescia e in città non mancano predicatori che ne diffondono le idee. Tuttavia, in questo quadro desolato, non mancano i mistici che illuminano la città con la loro fede: Stefania Quinzani, Osanna Andreasi, Laura Mignani e accanto ad essi Angela Merici.

Apostolato di Sant’Angela

Ancora a Desenzano, giovanissima si rende conto del bisogno che la gente ha di aiuto, di conforto, di istruzione e si prodiga in buone opere. Quando si trasferisce a Brescia continua ad essere la consigliera di quanti ricorrono a lei. Sotto la sua influenza si hanno anche delle conversioni.

Lo Spirito Santo le conferisce una tale sapienza che riesce a portare chiarezza anche a predicatori e a teologi. Condizione femminile e rivalutazione attuata da Sant’Angela In quel periodo le donne che non si fanno religiose o non si sposano, spesso per mancanza di dote, non hanno alcun riconoscimento sociale. Angela vede che le donne, ed in particolare le ragazze povere, sono ridotte ad una condizione servile. Con la fondazione della "Compagnia di Sant’Orsola" alla donna viene riconosciuta la dignità della libera decisione di consacrarsi a Dio nel mondo, senza aver bisogno di dote e senza lasciare il proprio ambiente di vita.

Le sue "figlie" vivono ognuna in famiglia, ma si riuniscono di tanto in tanto e sono aiutate da alcune vedove della nobiltà bresciana scelte da Angela perché veglino sulla nuova istituzione. Nasce, con la Compagnia, un nuovo stato di vita: quello delle vergini consacrate nel mondo. Per loro Angela stabilisce una Regola e detta i Ricordi e il Testamento che raccoglie i suoi Legati spirituali. Tutta la sua Regola è permeata di notevole spiritualità e rivela la grande saggezza di Angela. La Regola venne approvata nel 1536 a livello diocesano ed in seguito dal Papa nel 1544.

Attualità e senso sociale di Sant’Angela

In un'epoca in cui per le donne è promossa la clausura, Angela pensa alla vita consacrata a Dio non chiusa entro le mura di un chiostro, ma immersa nel tessuto sociale per essere più a diretto contatto delle esigenze materiali e spirituali del mondo. Le sue "figlie" continueranno a vivere nelle rispettive famiglie o nel loro ambiente di lavoro ed eserciteranno un apostolato nel loro quotidiano. Per un'autentica testimonianza di vita cristiana devono essere di buon esempio nel loro ambiente e cercare di mettere pace e concordia (cfr Ricordi, 5°)

Il senso sociale di Sant'Angela la fa rivolgere a tutti coloro che hanno bisogno di aiuto. Lo stesso Duca Francesco Sforza, di passaggio a Brescia, vorrà conoscerla e trarrà da lei conforto, e le chiederà di essere accolto quale figlio spirituale. Ma l'attività di Angela é rivolta in particolare verso la Compagnia da lei fondata, verso i suoi membri che, una volta formati, agiranno sulle loro famiglie. Si direbbe, oggi, che Angela aveva ben capito che per riformare la società bisognava partire dalla famiglia e che al centro della famiglia c'era la donna. Si dedica perciò alla formazione delle sue "figlie", giovani e meno giovani, per renderle coscienti della loro donazione a Dio e di conseguenza del loro ruolo nella società. La sua intuizione pedagogica è innovativa: in quei secoli l'educazione è severa e talvolta crudele, ma Angela avverte le governatrici, Matrone della nobiltà bresciana che si interessano delle "figlie" della Compagnia: "Vogliate sforzarve de tirarle con amore, et la man soave et dolce" (Legato 3°).

Dal suo messaggio riceviamo un invito alla testimonianza del Vangelo come strumento per il progresso della società. Si evince che quanto più la nostra famiglia, le nostre scuole, le istituzioni sono animate dai principi di carità dettati dal Vangelo, tanto maggiori saranno le garanzie di pace e di giustizia necessarie per un vero progresso.

Viaggio in Terra Santa e il Giubileo a Roma

All'epoca i pellegrinaggi più importanti hanno per meta Gerusalemme e Roma. I viaggi hanno un'intenzione devozionale e penitenziale, sono compiuti in condizioni estremamente difficili perché le strade sono insicure e i mezzi di trasporto lenti e disagiati. Angela, spinta dalla grande devozione alla passione di Cristo, nel maggio 1524, salpa da Venezia con altri pellegrini, accompagnata dal cugino Bartolomeo de' Bianchi figlio di Biancoso, e da Antonio Romano. Ma a Candia Angela perde quasi completamente la vista. Visita i luoghi santi più con gli occhi dell'anima, ma la quasi cecità le permette un raccoglimento maggiore. Sul luogo della crocifissione piange a lungo. Il viaggio di ritorno è funestato dalle tempeste e dalle insidie dei pirati. Una grande burrasca dura nove giorni. Angela, nella paura generale, sostiene tutti con le sue preghiere. Durante il viaggio recupera completamente la vista. Finalmente arrivano a Venezia. E Angela giunge a Brescia il 25 novembre dopo sei mesi di viaggio.

L’anno del Giubileo, 1525, Angela, con fede e coraggio nonostante la consapevolezza dei pericoli che avrebbe incontrato, in compagnia di due sacerdoti, si reca a Roma. È un privilegio poter ottenere l'indulgenza del Giubileo; inoltre è suo grande desiderio visitare le basiliche e le catacombe dove tanto sangue di martiri è stato versato. A Roma ha l’occasione di essere presentata al pontefice Clemente VII, che l'accoglie con simpatia e le chiede di restare a Roma. Angela tuttavia rifiuta l'offerta e ritorna a Brescia. dove fonda la sua opera: la Compagnia.



Giuseppe Bonatti organaro desenzanese

Alcune brevi note su Giuseppe Bonatti:

Nasce a Desenzano il 20.03.1668 da Angelo Bonatti e Giulia, originari di Rivoltella e secondogenito di sei figli. Esercita la professione di falegname, come il padre e il figlio Giovanni Battista, ma, sin da bambino, coltiva una grande passione per la musica. La sua conversione all'arte organaria è da farsi risalire al periodo in cui Carlo Prati, organaro di chiara fama, di origini romanesche con affermata Officina a Trento, costruisce l'Organo della chiesa del crocifisso a Desenzano nel 1695. Non si riconosce con precisione la causa né la data dell'incontro tra il giovane Giuseppe Bonatti e Carlo Prati, che diventerà il suo maestro.

E' ipotizzabile tuttavia, che l'incontro sia avvenuto durante i lavori di decorazione del Duomo di Desenzano che vedeva impegnata tutta la famiglia Bonatti.

In quell'occasione Giuseppe dimostra particolare competenza e fornisce il proprio aiuto per la costruzione di una cassa d'Organo. Giuseppe Bonatti dà inizio alla sua attività in proprio nel 1700, con la costruzione dell'Organo di Denno (TN), opera nella quale era impegnato il Prati che però moriva prima di completare il suo lavoro. E’ storicamente provato che il Bonatti tiene la propria officina a Desenzano nella Contrada di Santa Maria de Senioribus. Numerosi sono i lavori documentati del Bonatti. Alcuni di questi, per le loro caratteristiche, costituiscono la sintesi dei gusti musicali ed organologici del primo ‘700, in quanto conciliano in sé tendenze tedesche, olandesi, lombarde e venete.

Il simbolo di questa fusione rimane, giunto fino ai nostri giorni, l'organo di San Tomaso Cantuariense a Verona, sul quale suona anche il piccolo Mozart, concertando con il padre. Tale organo viene scelto dal giovane Wolfang Salisburgensis Mozart probabilmente perché è lo strumento più importante, ricco, versatile, curioso e indubbiamente il più stimolante per le improvvisazioni dei giovane genio. Il Bonatti, nella sua città di Desenzano, si impegna anche in ambito pubblico, come risulta dall'assidua sua presenza nelle sedute del Consiglio comunale, all'interno del quale ricopre la carica di Console e diventa, per molti anni Priore della Confraternita di S. Giovanni Decollato.

Nel 1747, Giuseppe nomina unico crede della Bottega il primogenito Angelo, in riconoscenza per l'assiduo lavoro compiuto, spesso alla sua ombra.

Giuseppe Bonatti muore a Desenzano il 24.5.1752 e viene sepolto nella Chiesa di S. Giovanni Decollato. Il movimento artistico innescato da Giuseppe Bonatti, da rinominare ormai come “desenzanese" per la contemporanea presenza in questa località dei Doria, dei Benedetti, è di tale vastità da influenzare tutta l'area gardesana, veronese, mantovana ed emiliana per quasi due secoli.


 
     
   
     

 
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  22/09/2019  
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