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Martedì 06/02/2018
 
 

Il classico di Collodi rivisitato da Antonio Latella in scena al Teatro Ponchielli

 
 

Pinocchio nel mondo dei bugiardi

 
 
 
     
   
       
   
 

È una favola per adulti il Pinocchio di Antonio Latella, che nel corso della sua tournée ha toccato anche il Teatro Ponchielli di Cremona; adulti bugiardi, che Pinocchio smaschera con la sua dirompente vitalità. Il mondo nel quale il burattino di legno si ritrova è infatti un mondo di menzogna, un mondo di morti viventi che si illudono che quella sia la realtà, non a caso la frase dantesca “Per me si va...”, che introduce al regno dei morti, viene frequentemente citata come sorta di leitmotive. Anche noi pubblico veniamo coinvolti nella rappresentazione, perché anche noi, comodamente seduti sulle nostre poltrone, secondo Latella facciamo parte di quel mondo di illusi.

 
     
 

La scenografia è dominata dal legno: un grosso tronco incombe sopra gli attori, Pinocchio ha legato sul petto un ciocco di legno dal quale cerca di liberarsi, come se volesse affrancarsi da quel corpo che lo ostacola e su tutto cade ininterrottamente una pioggia di trucioli grazie a tre “nevicatori” che ad un certo punto scendono a metà palcoscenico quasi a voler mostrare al pubblico che anche quella rappresentazione è finzione teatrale.

Lo spettacolo è diviso in due parti. Nella prima, anche se con le dovute libertà, si segue la trama del romanzo e si assiste alla nascita del burattino ad opera di Geppetto. Un burattino che fin dall’inizio manifesta la sua forza centrifuga, esprimendo una vitalità a volte disordinata, intrecciandosi con i vari protagonisti del racconto in modo non sempre lineare. Nella seconda invece, si assiste al confronto tra Pinocchio e il mondo, un mondo bugiardo, ostile, che punisce gli onesti e lascia liberi i delinquenti, un mondo contro cui lui decide di ribellarsi scagliandogli contro tutta la sua rabbia e la sua delusione in un violento monologo. Ed una volta liberatosi del pezzo di legno che lo opprimeva si rende tristemente conto della realtà: “Non vedi che il mondo è pieno di burattini come me, di marionette, di pupi, di robot auto-assemblati, di automi, di replicanti, di cloni clonati? Tutti come me. Senza il battito, un mondo che non mi ha fatto capitare ancora “un quarto di bene”.

Lacerante il finale in cui il burattino dopo il lungo peregrinare ritrova Geppetto nel ventre della balena e con una nuova consapevolezza, acquisita dopo tutto il lungo percorso di formazione gli rinfaccia che “è troppo facile fare un burattino come figlio, per giocarci, per muoverlo come volevi tu, per fare il buffone coi figli degli altri. [...] Guardami, pa', io non sono un burattino, sono tuo figlio, il tuo fottuto figlio in carne ed ossa. Guardami. Dimmi perché mi hai abbandonato”. Ma il padre lo spazza manifestandogli la sua incapacità di amare e lasciando anche noi del pubblico disorientati e carichi di interrogativi.

Bravissimi tutti gli interpreti, impegnati in più ruoli, ad iniziare dal mercuriale Pinocchio di Christian La Rosa, cui si affiancano il Geppetto di Massimiliano Speziani, alla Donnina di Anna Coppola, al Gatto di Michele Andrei, alla Volpe di Stefano Laguni, al Grillo di Fabio Pasquini alla Colombina di Marta Pizzigallo e al Musico di Matteo Pennese.

Davide Cornacchione 25/01/2018

 
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