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Domenica 09/09/2018
 
 

Ottima esecuzione di King Arthur al Teatro Olimpico per il Festival Vicenza in Lirica

 
 

Giovani interpreti per Purcell

 
 
 
     
   
       
   
 

King Arthur di Henry Purcell appartiene ad un genere musicale che ebbe vita abbastanza breve nell’Inghilterra a cavallo tra XVII e XVIII secolo, quello della semi-opera. In questo tipo di rappresentazioni convivevano parti cantate e parti recitate, ma, a differenza di generi a noi più noti quali singspiel ed operetta, nella semi-opera vi era una netta separazione tra attori e cantanti: ai primi spettava infatti il compito di raccontare la storia, mentre musicisti e danzatori avevano più un ruolo di intrattenimento, grazie anche all’apporto di complesse macchine sceniche, secondo una modalità simile a quella che successivamente sarà la musica di scena.

 
     
 

Nel libretto di King Arthur, firmato dall’illustre penna di John Dryden, si racconta delle battaglie fra Britanni e Sassoni, che hanno come protagonisti Artù e Oswald, antagonisti non solo in guerra ma anche nell’amore di Emmeline, figlia del duca di Cornovaglia: una trama ampiamente favolistica condita dalla presenza di maghi, Merlino in primis, dei e ninfe. Tuttavia, nonostante la chiara fama del drammaturgo, il pubblico odierno è sicuramente più colpito dalla parte musicale, autentico capolavoro del barocco inglese, in cui raffinatezza musicale ed inventiva convivono in un equilibrio straordinario.

 Protagonista della riuscita edizione presentata al Teatro Olimpico di Vicenza in occasione del festival Vicenza in Lirica era l’orchestra “Crescere in Musica Baroque”, formatasi grazie al progetto “Crescere in Musica” promosso dal liceo Corradini di Thiene, lodevolissima iniziativa che coinvolge gli studenti del liceo stesso, avviandoli allo studio di uno strumento musicale. Il risultato è stato di eccellente qualità, per espressività e compattezza di suono, nonostante ai fiati d’epoca barocca, probabilmente ricostruzioni, fossero affiancati archi moderni. Il livello di maturità raggiunto dai giovani musicisti ha permesso loro di uscire a testa alta da una partitura tanto bella quanto impegnativa, peraltro sapientemente concertata dal maestro Sergio Gasparella. Di pari livello i membri del coro, dal quale di volta in volta uscivano i solisti, ottimamente forgiati da Gemma Bertagnolli nella classe di canto rinascimentale e barocco del conservatorio Arrigo Pedrollo. L’accattivante cupido di Claudia Graziadei e il severo genio del freddo di Alberto Peretti hanno esaltato la lunga scena del terzo atto che costituisce anche il punto più alto della composizione. Notevoli le prove di Alberto Spadarotto nei ruoli di Eolo e Grimbald e di Naoka Ohbayashi e Irene Brigitte, nei ruoli della Sirena e della Ninfa.

Se l’aspetto musicale ha convinto senza riserve qualche perplessità invece ha suscitato il versante teatrale, che, circoscritto sul lato sinistro del palcoscenico, non aveva l’incisività per emergere autonomamente, ma allo stesso tempo risultava prolisso per fungere da mero raccordo tra i singoli numeri musicali. Il giovane Marco Faccin, autore della regia ed interprete sulla scena del ruolo del titolo, ha realizzato una riduzione del testo di Dryden che non ha mai realmente coinvolto, complice anche una recitazione acerba e spesso enfatica, caratteristica comune anche all’Oswald di Simone dal Ponte e alla Emmeline di Eleonora Monteleone, quest’ultima non sempre impeccabile nella dizione.
Convinti gli applausi del pubblico ad uno spettacolo che, dal punto di vista musicale, avrebbe meritato un maggior numero di repliche.

Davide Cornacchione 2 settembre 2018

 

 

 
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