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Lunedì 15/07/2019
 
 

Lo storico allestimento firmato da Franco Zeffirelli torna con un cast memorabile

 
 

Un grande Trovatore con la splendida Anna Netrebko all’Arena di Verona

 
 
 
     
   
       
   
 

Il trovatore che Franco Zeffirelli firmò per l’Arena di Verona nel 2001, e più volte ripreso nel corso delle stagioni successive, è, insieme a Madama Butterfly, la produzione più riuscita tra quelle del regista fiorentino che si sono succedute nel corso degli anni sul palcoscenico veronese.

 
     
 

Gli imponenti torrioni militari, cui fanno da cornice le due colossali statue di guerrieri in armatura, i bellissimi e sfarzosi costumi di Raimonda Gaetani, che rimandano ad una dimensione favolistica e le suggestive atmosfere notturne, sono alla base di uno spettacolo che appaga totalmente l’occhio dello spettatore. Il secondo atto, complici la vitale e colorata scena nel campo dei gitani e il coup de théâtre che nell’ultimo quadro trasforma il torrione centrale in una chiesa che è il tripudio del gotico fiammeggiante, è sicuramente quello più fotografato dal pubblico, ma anche negli altri lo Zeffirelli scenografo lascia il segno. Meno incisiva la regia, che si muove secondo canoni molto convenzionali. Il lavoro sui protagonisti si limita all’indicazione delle entrate e delle uscite, mentre le scene di massa risultano a volte sovraccariche è un po’ ingolfate. Probabilmente nel corso degli anni e delle riprese qualcosa delle indicazioni originale si è andato via via perdendo, ma questo non ridimensiona la validità della proposta.
Questa edizione 2019 era impreziosita dalla presenza di un cast di prim’ordine che costituiva il principale motivo di interesse e che è stato alla base di una serie di sold out al botteghino.

Star assoluta della serata è stata Anna Netrebko, la cui Leonora verrà ricordata a lungo negli annali areniani. A colpire sono innanzitutto la spontaneità e la facilità dell’emissione. La voce è sempre perfettamente sostenuta, il fraseggio ricchissimo, il timbro è suadente nelle sue bruniture ed impeccabili sono le agilità. Capolavoro assoluto è stata l’esecuzione dell’aria “D’amor sull’ali rosee”, in cui il gioco di pienissimi e mezze voci si è tradotto in un’interpretazione memorabile, come memorabile stato tutto il suo quarto atto, salutato da interminabili applausi. Al suo fianco il Manrico fiero e spavaldo di Yusif Eyvazov. L’emissione è più prudente ed il timbro non così ricco di armonici però la voce è ben impostata e gli acuti svettano limpidi. La scelta coraggiosa di affrontare “Di quella pira” con il prescritto da capo, evento assai raro nelle esecuzioni areniane, si è rivelata vincente. Luca Salsi è un Conte di luna dalla voce salda e potente che risolve il personaggio con veemente irruenza, penalizzandone l’aspetto più lirico in favore di un’interpretazione di stampo verista, a volte forse un po’ caricata. Altalenante l’interpretazione di Dolora Zajiic nel ruolo di Azucena, che sopperisce con l’esperienza ad un organo vocale ormai appannato. Il Ferrando di Riccardo Fassi si distingue per timbro solido e bella linea di canto. Buone le prove di Elisabetta Zizzo (Ines), Carlo Bosi (Ruiz), Dario Giorgelè (Un vecchio zingaro) e Antonello Ceron (Messo). La direzione di Pier Giorgio Morandi si preoccupa più di accompagnare i cantanti che di fornire un’interpretazione personale della partitura. L’orchestra è corretta anche se i tempi a volte appaiono rallentati e privi di mordente. Buona la prova del coro preparato da Vito Lombardi.
Al termine applausi calorosissimi da parte di un anfiteatro esaurito in ogni ordine con ovazioni per la Netrebko.

Davide Cornacchione 7/7/2019

 

 

 
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