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Domenica 11/08/2019
 
 

Alice chiude la sezione danza dell'Estate Teatrale Veronese

 
 

IMMERSI NEL " PAESE DELLE MERAVIGLIE" DEI MOMIX

 
 
 
     
   
       
   
 

In una calda sera estiva dei primi di agosto 2019, sotto la minaccia del temporale, il Teatro Romano di Verona ci accoglie per assistere allo spettacolo ALICE della compagnia de i MOMIX. In verità lo spettacolo è nato in una fattoria di campagna in una zona boscosa vicina a Washington, Connecticut (U.S.A.), dove sette danzatori si sono ritrovati con Moses Pendleton (direttore e fondatore della compagnia ) e Cynthia Quinn ( ex ballerina MOMIX ed ora collaboratrice alla direzione ) nel Paese delle Meraviglie! Ed il lavoro emerso è risultato essere composto da una serie di quadri che illustrano la fantasmagorica genialità di Pendleton nell'interpretare "Alice nel paese delle meraviglie" e "Alice attraverso lo specchio" di Lewis Carroll. Per i MOMIX, le avventure di Alice sono un argomento naturale, perché nel corso degli anni, le coreografie rappresentate dal gruppo sono state spesso descritte come metafore di "Alice".  

 
     
 

"Non còpi Lewis Carroll ma fai riferimento a lui", dice Pendleton, che sottolinea come altri artisti, da Salvador Dalì a Tim Burton, abbiano usato il lavoro di Carroll come ispirazione per i propri mondi  visionari. Alice è il mondo ideale per i MOMIX, dove : "Parliamo delle nostre illusioni, di come abbiamo cambiato la scala delle cose, i sogni, le sciocchezze, il surreale" afferma Pendleton, che ha compiuto 70 anni a marzo e dirige la compagnia da  39 anni. Egli sottolinea di non aver mai avuto l'intenzione di sviluppare un'interpretazione letterale del libro di Carroll, ma di creare una sorta di visioni, come quelle che si vivrebbero sotto l'effetto del "Muscaria",  il fungo che Alice mangia e che la fa diventare alta o bassa. Un'idea che gli è nata da un set fotografico dove aveva usato i ballerini per creare un calendario sul tema di "Alice". Ma c'è anche un legame personale di Pendleton con Alice ed un percorso che lo ha portato alla scelta sintetica del titolo : "Ho una sorella (che si chiama) Alice, quindi forse dovremmo semplicemente chiamare il pezzo Alice Pendleton o forse MOMIX in Wonderland o Shades of Alice." "Non intendo raccontare la storia, ma usarla come punto di decollo per l'invenzione. Alice è una misura naturale per MOMIX e un'opportunità per noi per estendere la nostra gamma. Voglio mostrarla in luoghi in cui non siamo mai stati prima in termini di fusione di danza, illuminazione, musica, costumi e immagini proiettate. " Il testo è quindi l'occasione, il pre – testo, per creare stupore e meraviglia, con le varie arti che fanno da cornice e personaggio insieme, dove il corpo umano, i costumi, le proiezioni sono soggetti a cambiamenti nei quali nulla è come sembra.

Nel 1865, quando aveva 10 anni, la vera Alice Liddel portò il matematico di Oxford, Charles Lutwidge Dodgson, poi conosciuto come Lewis Carroll, a scrivere la sua fantastica storia di avventure sotterranee per lei. Più di 150 anni dopo, quella piccola storia, ormai familiare alla maggior parte dei bambini del mondo,  diventa uno spettacolo di Arte Varia !  E non c'è da stupirsi che Alice sia stata l'ispirazione per questo nuovo lavoro di Pendleton, perché anche lui è un creatore di mondi visionari, che ricordano i sogni, e che spesso sono popolati da presenze strane e stravaganti.

Scendiamo quindi nella tana del coniglio insieme ai MOMIX, dopo che all'inizio Alice si diletta nella lettura del testo di Carroll seduta su un'improbabile altalena costituita da una scala "umana". E sono fondali che si aprono e si chiudono, illuminati dai fiochi bagliori delle proiezioni, gli schermi che si succedono scandendo i quadri  dello spettacolo, per tutta la durata dei due atti, nei quali la bellissima Alice, dai biondi capelli color oro, svolazzerà e rotolerà nel dedalo dei luoghi, incontrando i personaggi fantastici del libro ed altri inventati da Pendleton : il Coniglio bianco, il Cappellaio Matto, lo Stregatto ammaliatore, la Regina di Cuori e le sue carte animate, il Bruco di palle blu, il Ragno Bianco, ecc.  I quadri sono sempre sottolineati dalla musica, spesso costituita da brani cantati ( a nostro avviso poco congruenti con la scena ) e da brani strumentali di vario genere, dal sinfonico all'elettronico, con i danzatori che alternano performances in costume ad altre coi corpi in calzamaglia. I sette ballerini (4 donne e tre uomini) sono armoniosi e ben sincronizzati, la loro preparazione atletica è strepitosa e la leggerezza di Alice o della donna volante è incredibilmente sospesa. Ricordiamo i momenti più fantasiosi come i fiori umani – anemoni che spariscono nei tubi, la donna sospesa in aria con il grande mantello - telo che scende fino a terra illuminato ad arcobaleno a ricordare un corpo in madreperla, il bruco – palla ondeggiante, dove i ballerini si muovono ritmicamente tenendo a contatto o facendo rimbalzare palle di gomma blu cobalto giganti, mentre una camera li riprende e li rimanda ripetuti decine di volte in una fantasmagorica prospettiva centrale sul fondale del teatro, i funghi rossi e marroni che si aprono e si chiudono a dismisura e diventano irresistibili gheise – spagnole dalle spalle scoperte, gli uomini tubo con i pantaloni a righe rosse. Ed i quadri più realistici e vicini alla danza contemporanea che ripropongono, coi corpi seminudi e sempre a piedi scalzi, alcuni caposaldi del linguaggio coreutico di Moses, come i salti, le prese, la croce, le posture in disequilibrio, le pose a bilancere, con un continuo fantastico interplay tra il maschio che porta e la donna che esegue, tra coppia e coppia e tra i danzatori insieme.

Uno spettacolo unico, dove il risultato è garantito, perché la ricchezza e la quantità degli elementi messi in gioco, nonchè l'eccellente energia dei performers, permette a chiunque di gustare gran parte dello spettacolo, laddove un quadro che non soddisfi, viene ampiamente ripagato dallo splendore dei successivi. Moses Pendleton crea quindi un fantastico Paese delle Meraviglie dove il corpo umano non ha limiti e nulla è ciò che appare. Dove le immagini vivide, i corpi  vibranti, i costumi incredibili e il movimento maestoso di questo universo assurdo, sono Arte che permette di farti fluttuare a livelli inusuali. Una commistione tra illusione e danza, quella dei MOMIX, che ha ammaliato il pubblico internazionale per quasi quattro decenni.  Erano i Pilobolus, la prima compagnia che nel 1971 Pendleton fondò, insieme ad altri studenti del Dartmouth College, per sviluppare un linguaggio del corpo che andasse oltre quello classico della danza, ed è nel 1980 che egli darà origine ai MOMIX nelle campagne di Washington Depot. Una compagnia che si dedica alla ricerca di  una "coreografia illusionista", creando pezzi che confondono, incuriosiscono, seducono e deliziano l'occhio, utilizzando un'ampia varietà di forme e tecniche : acrobatica, ginnastica, danza, yoga, mimo, oggetti di scena, costumi, luci, proiezioni, commisti in una singolare poliedrica esperienza.

Pendleton sottolinea che l'ispirazione può provenire da ogni luogo, come dai girasoli del suo giardino o dalle passeggiate nei boschi del Connecticut. Le idee si evolvono spesso in qualcosa di completamente diverso da quello che si immagina all'inizio. "Non sappiamo esattamente in cosa si trasformerà qualcosa fino a quando non avremo un'idea che svilupperemo in studio", dice Pendleton. "Il nostro studio è come un parco giochi creativo; diamo ai ballerini la libertà di sperimentare", dice. Ed è un processo creativo basato sulla collaborazione, quello dei MOMIX, dove l'uso degli oggetti, ma soprattutto dei costumi, svolge un ruolo preganante. Al proposito Marissa De Santis sul Dance Magazine scrive : "Per la maggior parte dei ballerini, i costumi fungono da tocco finale. In MOMIX, i costumi sono solo il punto di partenza. Affinché la compagnia di ballerini-illusionisti diventi calendule o stelle sul palco", mentre Sarah Nachbauer, costumista del gruppo, sottolinea: "Quanto più ti senti a tuo agio con il costume, tanto meno ci pensi sul palco e tanto più puoi lasciare che il tuo personaggio conduca la performance. Questo richiede ore di lavoro nel costume mentre studi ogni movimento che fai per vedere come si influenza l'immagine nel suo insieme." Cosa apparentemente semplice, ed invece assai complicata quando ad esempio, come nello spettacolo MOMIX, ci sono otto cambi di costume con un tempo di soli 15 secondi per cambiarli ! In sintesi si tratta di un grande e complesso lavoro, dove, come citato sul sito della compagnia : "MOMIX implica un certo tipo di assurdità controllata e una poesia visiva con corpi sorprendenti che fanno cose straordinarie … Usiamo oggetti di scena, immagini e natura e prendiamo il corpo umano per stabilire connessioni con il non umano. MOMIX significa sfuggire dal cosiddetto "mondo reale" per sperimentare il "surreale" ".

Gianluigi Vezoli 6 agosto 2019

 

 
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