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Lunedì 14/02/2011
 
 

Donna Rosita nubile di Garcia Lorca in scena al teatro Ponchielli nello splendido allestimento del Piccolo Teatro di Milano

 
  (Archivio)  
 

Una rosa al profumo di Strehler

 
 
 
     
   
       
   
  Donna Rosita nubile viene considerato come il  più cechoviano dei testi teatrali di Garcia Lorca, vuoi per il tono lieve e malinconico con cui si dipana la vicenda, vuoi per la commistione tra dramma e commedia, vuoi perché anche il finale coincide con l’abbandono di una casa, punteggiato dai rumori che provengono da fuori scena, in questo caso non di ciliegi che cadono ma di una porta che sbatte.  
     
 

Sta di fatto che il regista Lluis Pasqual, nel suo ultimo allestimento curato per il Piccolo Teatro di Milano, cui abbiamo assistito nella stagione di prosa del Teatro Ponchielli, ha introdotto molti elementi che idealmente richiamano il Cechov firmato  Giorgio Strehler, a partire dalla scenografia di Ezio Frigerio, in garza bianca semitrasparente, che ricorda molto il celeberrimo tulle del Giardino dei ciliegi, all’interno della quale si muovono con altrettanta grazia gli interpreti vestiti dei bei costumi acquerello di Franca Squarciapino.
Il tono della rappresentazione è sempre mantenuto in un sapiente equilibrio tra sorriso e malinconia, grazie anche ad un cast che può vantare un gruppo di grandi interpreti appartenenti alla storia del Piccolo, sui quali svetta un trio di protagoniste in stato di grazia.
Andrea Jonasson è una Donna Rosita che sa passare con estrema disinvoltura dalla spensieratezza alla rassegnazione per l’amore perduto, e che libera il suo dolore a lungo trattenuto in un monologo finale da applauso a scena aperta. Ad allevarla e proteggerla c’è la zia severa ma amorevole di Franca Nuti. È lei che tiene sempre le redini della casa, che ha sempre coscienza di quello che sta in realtà succedendo e che trova la sua unica confidente nella preziosissima governante tratteggiata da Giulia Lazzarini con grande profondità ma allo stesso tempo con un’ironia che riesce ad alleggerire i momenti più drammatici dello spettacolo.
Accanto a loro troviamo altri due grandi protagonisti della sala di via Rovello, ovvero lo stralunato zio di Gian Carlo Dettori e la spumeggiante madre delle zitelle di Rosalina Neri.
Completa il cast un gruppo omogeneo di attori formato da Andrea Coppone, Pasquale Di Filippo, Camilla Semino Favro, Alessandra Gigli, Eleonora Giovanardi, Eugenio Olivieri, Stella Piccioni, Franco Sangermano, Sara Zoia.
Dal punto di vista registico Pasqual, oltre a scegliere, giustamente,  di presentare il testo senza intervalli, anticipa parte del finale nelle prime scene, come se la vicenda narrata fosse un lungo flash back. Soluzione che contribuisce ad instillare una nota malinconica fin dall’inizio, e di conseguenza anche le scene di allegria dei primi due atti appaiono velate dalla consapevolezza dell’esito finale. Finale che, anche se anticipato, arriva in modo drammatico e tagliente, grazie alla grande carica emotiva trasmessa dalle tre protagoniste, ricambiate da applausi entusiasti da parte di un Teatro Ponchielli commosso e partecipe.

Davide Cornacchione 6 febbraio 2011 

 
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