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Giovedì 31/05/2012
 
 

Prima Assoluta del coreografo canadese Mario Piazza

 
  (Archivio)  
 

Pulcinella e Il Mandarino Meraviglioso al Filarmonico di Verona

 
 
 
     
   
       
   
  L’ultimo appuntamento del teatro Filarmonico di Verona è stato dall’11 al 16 maggio con due balletti solitamente poco rappresentati: Pulcinella e Il Mandarino Meraviglioso. Le musiche sono rispettivamente di Igor Stravinsky e Béla Bartók mentre la coreografia, le scene e i costumi sono stati firmati dal maestro canadese Mario Piazza, uno dei più affermati coreografi di danza contemporanea.  
     
 

L’idea base di Piazza è, per certi versi, la stessa che muoveva Diaghilev, con la differenza che il secondo era “solo” un impresario. Piazza concepisce il balletto come un tutt’uno che nasce in maniera completa, dato che come afferma lui stesso, “arrivo in sala da ballo con le idee molto chiare, consapevole di quello che succede e di dove voglio arrivare”. Rifacendosi ai vecchi bozzetti che Picasso mostrò a Diaghilev (che non accettava mai la prima proposta che gli venisse fatta), Piazza, per Pulcinella, ripropone l’idea del teatro nel teatro, mentre per Il Mandarino Meraviglioso concepisce una scena lineare, moderna, quasi senza tempo.
In entrambi i balletti la trama resta fedele a quella storica, sottolineando il carattere estremamente umano dei protagonisti dei balletti: del personaggio di Pulcinella, innamorato e corteggiato al tempo stesso, emerge una figura che si colloca tra il grottesco e l’ingenuo, mentre del dramma del Mandarino affiora una visione manicheistica dell’essere umano, mostrando il demone e il santo che c’è in ciascuno di noi.
La scelta dell’attribuzione delle parti ha visto premiato (e non poteva che essere così) il napoletano Giuseppe Picone, che ha ottimamente caratterizzato il personaggio secondo i canoni della commedia dell’arte, affiancato da Amaya Ugarteche e Alessia Gelmetti rispettivamente nei ruoli di Pimpinella e Isabella. Per la scelta del Mandarino invece Piazza ha voluto valorizzare l’aspetto magico e sorprendente che ruota intorno al protagonista e quindi la scelta è caduta su Jason Reilly, stella del Balletto di Stoccarda, con Yunieska Legrà Sànchez nel ruolo della ragazza.
Lo stile proposto da Piazza non ha nulla a che vedere con le coreografie originali di Massine e  Millos e non avrebbe avuto nemmeno senso, dato che lo stile della danza, anche classica, si evolve in continuazione. Piazza ha cercato di fondere la sua formazione accademica con quella contemporanea: partendo dalla tradizione ha sintetizzato i tanti stili che gli appartengono, ovvero l’esperienza di danza americana, quella di Jean Cèbron e di Béjart, il tutto ben amalgamato in chiave decisamente moderna. E la vera innovazione del modo di lavorare di questo coreografo sta proprio nella perfetta fusione tra musica, scenografia, costumi, danza e libretto, tanto desiderata ancora da Diaghilev. E dalla tradizione senz’altro nasce anche l’idea di riportare sulla scena alcune parti cantate della partitura di Pergolesi: le tre voci soliste, il mezzosoprano Teresa Iervolino, il tenore Paolo Antognetti e il basso Raphael Sigling prendono parte in maniera molto naturale alla coreografia.
Bella la direzione del M° Reinhard Seehafer alla sua prima esperienza con l’orchestra areniana.

 
Sonia Baccinelli 15 maggio 2012

 
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