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Mercoledì 27/01/2010
 
 

Da sabato 06 Febbraio a domenica 11 Aprile 2010

 
  (Evento passato)  
 

Stagione Teatrale del Teatro San Filippo Neri di Nembro

 
 
Teatro S. Filippo Neri - Via Vittoria 12, Nembro
 
     
   
       
   
   
  Per saperne di più visita:
Teatro San Filippo Neri
   
 
Quando? il calendario dell'evento
Sabato / 6 Febbraio 2010  
     
Sabato / 20 Febbraio 2010  
     
Sabato / 27 Febbraio 2010  
     
Sabato / 6 Marzo 2010  
     
Venerdì / 12 Marzo 2010  
     
Domenica / 21 Marzo 2010  
     
Domenica / 28 Marzo 2010  
     
Domenica / 11 Aprile 2010  
     
 
 
 

Di seguito troverete l'elenco degli spettacoli e la loro descrizione della Stagione 2010 presso il Teatro San Filippo Neri di Nembro.

 

 
     
 

Sabato 06 Febbraio, ore 20.45
Alessandro Pozzetti
Settanta - Vallanzasca
di Alessandro Pozzetti e Domenico Ferrari
una produzione GARABONDO DELLE RISSE
“C’è chi nasce per fare lo sbirro, chi lo scienziato, chi per diventare Madre Teresa di Calcutta. Io sono nato ladro”. Renato Vallanzasca.C’è Milano negli anni settanta, ci sono i Rolling Stones, le strade, il male e il fascino che emana, il profumo del peccato nelle mani armate, c’è la decisione di entrare in banca saltando il bancone, tenere la testa alta, non sparare mai per primo, soprattutto c’è Renato Vallanzasca che strappa la tela in tutti i punti e fugge dietro l’Italia intera.In una scena spoglia come una cella, un attore, il nostro Alessandro cerca le ragioni di un nome perso nella sua infanzia, e con quel nome le ragioni di un tempo e di una città, degli anni settanta e di Milano. Il buio della mala di un tempo che si intreccia con le piazze della contestazione, il sapore della libertà rumorosa che gonfia i night e il silenzio di uno stato che esplode nelle bombe. E soprattutto si interrogano i muri, quelle densità che separano le vite degli uomini comuni da quelle che hanno in destino il potere di abbatterli. La vita del più famoso bandito milanese raccontata con l’eccitazione di un riff di Keith Richards e l’ironia tragica di chi fa l’amore in una città fatta di nebbia. Le prime parole che Alessandro pronuncia sono queste: «Io avrei voluto picchiare...» seguite da un elenco di personalità di vario genere e professione. Quanti di noi, nella loro vita, avrebbero voluto picchiare qualcuno? Tutti. Quanti di noi l’hanno fatto sul serio? Pochi per fortuna. Le parole con cui si apre lo spettacolo introducono immediatamente lo spettatore nel cuore della storia che si vuole narrargli. Una storia nella quale la scelta della violenza si presenta allo stesso tempo come possibilità e destino, come scelta e come fato. Una storia con un protagonista scomodo. Il bandito milanese Renato Vallanzasca. Lo sfondo è quello della turbolenta Milano degli anni ‘70, sconvolta di giorno dai colpi di pistola della politica e di notte da quelli della criminalità, una Milano che nel racconto di Alessandro Pozzetti si fa a tratti scenario da action-movie, da poliziesco all’americana. Una Milano, però, anche con una grande riserva di umanità, nei suoi quartieri degradati, fatti di povertà e solidarietà

Sabato 20 Febbraio 2010, ore 20.45
Natalino Balasso
Ercole in Polesine
monologo comico di e con Natalino Balasso
una produzione TEATRIA, distribuzione PROCOPE STUDIO
Hanno percorso in lungo e in largo l’Italia, ci hanno insegnato a leggere e a scrivere, ci hanno raccontato le loro fantastiche storie. Ma chi sono questi antichi greci di cui non ci ricordiamo più? Sono molto più vicini a noi di quanto sembri. Perché i desideri, le ansie, le paure sono rimasti gli stessi. ‘Ercole in Polesine’ è un viaggio nel tempo e nel mare. E’ il divertente viaggio attraverso 5000 anni di storie, miti, leggende che ci parlano di Dei cornuti e imbroglioni, di eroi svogliati e mitomani, di uomini disperati e sbruffoni. E tutte queste storie ci fanno pensare a come siamo adesso, a tutta quella strada che (non) abbiamo fatto dai primordi della civiltà ai postumi del bancomat. Ecco alcuni tra gli argomenti: i primi Dei greci, Maschio e Femmina in Occidente, l’Odissea, etc... Natalino Balasso ha scelto ancora una volta un contenuto inconsueto per le sue iperboli comiche e la sua grottesca parlata, che sembra fatta apposta per raccontare i più antichi tra i miti greci. Non c’è parodia, ma una trattazione quasi ferrea del mito, ricavata dai racconti degli antichi, nelle versioni meno ibride e dalle impressioni di importanti saggisti. “Quello che salta agli occhi a chiunque guardi uno degli sceneggiati tv nostrani, è che non siamo più in grado di innamorarci delle storie. E non è perchè le storie, gira gira, sono sempre le stesse (anche una volta erano sempre le stesse), è perchè oggi ci interessano più gli attori che i personaggi, più i nomi che le vicende. C’è tutto un materiale umano negli antichi racconti mitologici, fatto di sudore e di gioia, di guerra e di sesso, che sembra nascosto dalle parole difficili dei nostri letterati traduttori. Gli antichi Greci sono molto più vicini a noi di quanto sembri. I desideri, le ansie, le paure: non è cambiato niente, secoli e secoli, e non è cambiato niente. Protagonista dello spettacolo è in definitiva l’uomo stesso: non sono stati i Greci ad avere l’intuizione di affidare agli Dei le nostre malefatte e io mi diverto a tirar giù questa costruzione: mentre gli Dei in quanto tali e gli eroi in quanto mezzi uomini sono risparmiati alla morale, gli uomini restano in balia degli eventi e dunque i viaggi dei personaggi mitici sono la nostra storia: come tutti i comici io ne tiro fuori il lato grottesco”.

Sabato 27 Febbraio 2010, ore 20.45
Elena Succhiarelli, Antonella Quadraccia e Dilani Weiss
Scientia Crucis – Edith Stein
Drammaturgia e Regia di Corrado Sorbara
una produzione OPZIONE TEATRO
Edith Stein nacque nel 1891 a Breslavia. Era l’ultima di sette figli di una famiglia ebrea profondamente religiosa e attaccata alle tradizioni. Intelligente e vivace, nel 1910 Edith si iscrisse all’università di Breslavia, unica donna a seguire, in quell’anno, i corsi di filosofia. Disse una volta: “Lo studio della filosofia è un continuo camminare sull’orlo dell’abisso”. Si convertì al Cristianesimo nel 1922. A 42 anni sentì con chiarezza la vocazione alla vita religiosa monastica del Carmelo in cui entrò lo stesso anno. La Domenica 15 aprile 1934, si compì il rito della vestizione religiosa, e fu monaca novizia col nome di Suor Teresa Benedetta della Croce. Nel 1938 emise la sua professione religiosa carmelitana per tutta la vita. Il 31 dicembre 1938 si imponeva per Edith il dramma della croce. Per sfuggire alle leggi razziali contro gli ebrei, dovette lasciare il Carmelo di Colonia. Si rifugiò allora in Olanda, nel Carmelo di Echt. Il 9 giugno stese il testamento spirituale, nel quale evidenziava l’accettazione della morte per le grandi intenzioni dell’ora, mentre infuriava la seconda guerra mondiale. Nel 1941, per incarico della Priora del monastero di Echt, incominciò e portò avanti finché potè una nuova opera, questa volta sulla teologia mistica di S.Giovanni della Croce. La intitolò: Scientia Crucis. L’opera rimase incompiuta, perché anche ad Echt fu raggiunta dai nazisti. Le squadre delle SS la deportarono nel campo di concentramento di Amersfort e poi in quello di Auschwitz. Era passata dalla cattedra di docente universitaria al Carmelo. Ed ora, dalla pace del chiostro, spazio dell’amore contemplativo, passava agli orrori di un lager nazista.. Edith Stein, Suor Teresa Benedetta della Croce, morì nelle camere a gas di Auschwitz il 9 agosto 1942. Fu beatificata da Giovanni Paolo II a Colonia, nell’anniversario della sua consacrazione definitiva, il 1° maggio 1987. E’ stata proclamata Santa dallo stesso pontefice a Roma, in piazza S.Pietro, il giorno 11 ottobre 1998.à

Sabato 06 Marzo 2010, ore 20.45
Vito
Tony Ligabue
di Cesare Zavattini, regia di Silvio Peroni
una produzione DADAUMPA
Cesare Zavattini confessa intrepidamente il disagio che gli procurò la figura di Antonio Ligabue le poche volte che ebbe occasione d’incontrarlo. Sempre respinto ai margini della società, zingaro ed eretico per eccellenza, il pittore di Gualtieri fu riscoperto dopo la sua morte come la più forte voce poetica della Padania, come una specie di sciamano e perfino come produttore di ricchezza attraverso quadri spesso ceduti per un piatto di minestra. Nasce così uno spettacolo che sa miscelare sapientemente forme e stili esteticamente diversi, soprattutto grazie ad una ricerca linguistica. Per un’opera in cui la parola è così centralmente rilevante, dunque, si impone una messinscena minimalista. Uno spettacolo leggero nel senso calviniano del termine ma pieno di emozioni, musica e parole, quelle di Zavattini, che porteranno a rivivere attraverso l’universo teatrale il sorprendente genio pittorico di Ligabue. Lo spettacolo si divide strutturalmente in tre momenti: all’apertura del sipario viene proiettato un cinegiornale originale dell’Istituto Luce sulla mostra del 1975 per il decennale della morte di Ligabue, della durata di 6 minuti. Inizia poi, lo spettacolo vero e proprio dove il poema viene interpretato. Vito alterna parti interpretate, rievocanti la figura di Antonio Ligabue nelle sue più divertenti e a volte tragiche esternazioni, con altrettante parti recitate al leggio (dove è la figura del “poeta” Zavattini a fare da mentore) supportate da un’interazione continua con la scenografia che lo circonda. La scenografia, che rappresenta un collage di immagini e quadri di Ligabue, permette allo spettatore di identificare senza indugio le citazioni pittoriche, e non solo, del testo. Lo spettacolo si conclude con Vito che racconta un simpatico aneddoto sul suo incontro personale con Cesare Zavattini, seguito poi da alcune divertenti poesie per omaggiare la figura meno conosciuta di Zavattini poeta.

Venerdì 12 Marzo 2010, ore 20.45
Laura Aguzzoni, Bernardino Bonzani, Monica Morini, Gaetano Nenna
Il Vangelo Visto da un Cieco
Drammaturgia e testo di Giampiero Pizzol
Progetto vincitore “I Teatri del Sacro” 27 febbraio 2009
una produzione TEATRO DELL’ORSA - COMPAGNIA BELLA
“C’è chi nasce per fare lo sbirro, chi lo scienziato, chi per diventare Madre Teresa di Calcutta. Io sono nato ladro”. Renato Vallanzasca. C’è Milano negli anni settanta, ci sono i Rolling Stones, le strade, il male e il fascino che emana, il profumo del peccato nelle mani armate, c’è la decisione di entrare in banca saltando il bancone, tenere la testa alta, non sparare mai per primo, soprattutto c’è Renato Vallanzasca che strappa la tela in tutti i punti e fugge dietro l’Italia intera. In una scena spoglia come una cella, un attore, il nostro Alessandro cerca le ragioni di un nome perso nella sua infanzia, e con quel nome le ragioni di un tempo e di una città, degli anni settanta e di Milano. Il buio della mala di un tempo che si intreccia con le piazze della contestazione, il sapore della libertà rumorosa che gonfia i night e il silenzio di uno stato che esplode nelle bombe. E soprattutto si interrogano i muri, quelle densità che separano le vite degli uomini comuni da quelle che hanno in destino il potere di abbatterli. La vita del più famoso bandito milanese raccontata con l’eccitazione di un riff di Keith Richards e l’ironia tragica di chi fa l’amore in una città fatta di nebbia. Le prime parole che Alessandro pronuncia sono queste: «Io avrei voluto picchiare...» seguite da un elenco di personalità di vario genere e professione. Quanti di noi, nella loro vita, avrebbero voluto picchiare qualcuno? Tutti. Quanti di noi l’hanno fatto sul serio? Pochi per fortuna. Le parole con cui si apre lo spettacolo introducono immediatamente lo spettatore nel cuore della storia che si vuole narrargli. Una storia nella quale la scelta della violenza si presenta allo stesso tempo come possibilità e destino, come scelta e come fato. Una storia con un protagonista scomodo. Il bandito milanese Renato Vallanzasca. Lo sfondo è quello della turbolenta Milano degli anni ‘70, sconvolta di giorno dai colpi di pistola della politica e di notte da quelli della criminalità, una Milano che nel racconto di Alessandro Pozzetti si fa a tratti scenario da action-movie, da poliziesco all’americana. Una Milano, però, anche con una grande riserva di umanità, nei suoi quartieri degradati, fatti di povertà e solidarietà

Domenica 21 Marzo 2010, ore 20.45
Licia Maglietta
Manca Solo la Domenica
tratta da -Pazza è la Luna- di Silvana Grasso
scene e regia Licia Maglietta, con Vladimir Denissenkov
una produzione TEATRI UNITI
Esistono amori che non danno la felicita’ ma… se ne possono vivere altri! Un nuovo debutto in teatro per l’attrice e regista Licia Maglietta. Una nuova tappa di un percorso che da qualche tempo ne indirizza la ricerca sulle possibilità di incarnare sul palcoscenico figure femminili mediate dalla grande letteratura d’ogni tempo e nazionalità. Donne scelte per la forza e l’intensità con cui le pagine ne restituiscono tratti e carattere, come nel caso di Borina, la protagonista della pièce intitolata “Manca solo la domenica”. Ambientato in una Sicilia senza tempo, lo spettacolo porta in scena una figura insieme mitica e reale, che incarna l’esuberanza della vita, restituita non senza amarezza ma con sguardo sorridente e commosso. Nel romanzo, come pure in scena, si palesa la curiosa vicenda di questa donna, Borina, all’anagrafe Liboria Serrafalco sposata Liuzzo, immaginaria e devotissima vedova di sei defunti sconosciuti che sceglie per sé quali indimenticati mariti “adottivi”. Il problema era serio, con quel cotogno tra i piedi come continuare nella solita vita che ogni giorno la portava fuori casa, in altri paesi, anche molto lontani? Ma Borina trasforma tutto fino all’estremo, fino in fondo. La sua vulnerabilità non è stata rispettata e lei si riappropria di tutto e di tutti. Andare lontano dalla propria casa. Fantasticare una vita di sentimenti amorosi e luttuosi. Desiderare passioni, amori e soprattutto uno status, riconosciuto da tutti, da poter portare dipinto sulla faccia come una voglia di fragola. E se la realtà le impedisce di continuare a vivere tutto questo Borina non se ne preoccupa: pianifica. Come una straordinaria attrice dal lunedì al sabato accanto alla sua vita piatta e prevedibile come quella di tutto il paese, ne affianca un’altra fatta di tournée in altri luoghi nel suo ruolo di VEDOVA! L’unico cruccio resta la domenica. Sì, manca solo la domenica….. In scena Licia Maglietta insieme a Vladimir Denissenkov, grande maestro del bayan, la peculiare fisarmonica russa.

Domenica 28 Marzo 2010, ore 20.45
Jacob Olesen
Il Mio Nome E’ Bohumil
di Jacob Olesen, Giovanna Mori, Francesco di Branco
regia Giovanna Mori
produzione Compagnia Donati-Olesen,
distribuzione Liberarte
LIBERAMENTE ISPIRATO a “Ho servito il re d’Inghilterra” di Bohumil Hrabal
“Nel 1936, anzi, nell’ottobre 1936, precisamente l’11 ottobre 1936 alle ore 12 arrivai all’Hotel Paris a Praga. Era così bello che quasi svenni...” Comincia così la storia dell’incredibile vita di Bohumil, cameriere di statura bassa che teneva la testa alta sperando che il collo gli si allungasse. Ma piccolo era e piccolo sarebbe rimasto. Una vita che attraversa la guerra, l’occupazione nazista di Praga e dell’intero paese, fino alla sconfitta dei tedeschi. Sono anni cruciali nella storia del Novecento, il popolo ceco affronta l’ostruzionismo quotidiano, simbolo della resistenza cittadina antinazista. Ci mostra attraverso gli occhi di un cameriere, un’ingenuità che non coglie le contraddizioni negli avvenimenti che sconvolgono la vita delle persone intorno a lui. Storie di commessi viaggiatori, prostitute, soldati, maître di hotel, camerieri, vittorie, sconfitte, soldi, miseria, dolore e felicità. Bohumil, malgrado tutto aveva una stella, una buona stella che non lo abbandonava mai. Perché lui nella sorprendente sorpresa, nell’incredibile che diventava realtà, ci credeva, sempre. Nel decimo anniversario della morte di Bohumil Hrabal, un omaggio alla sua opera “Ho servito il re d’Inghilterra” e al grande scrittore che ha saputo raccontare così bene il surreale della realtà, con un linguaggio visionario e semplice. Storie sempre attuali, di uomini che attraversano la vita con inconsapevole leggerezza, coraggio, sentimento. In un presente dove coraggio, visioni e leggerezza sembrano mancare, queste sono storie importanti da raccontare e da ascoltare.

Domenica 11 Aprile 2010, ore 20.45
Angela Finocchiaro
Mai Più Soli
di Stefano Benni,
regia di Cristina Pezzoli, con Daniele Trambusti
una produzione A.Gi.Di.
Raccontare il tempo presente non è facile, raccontarlo con la leggerezza sferzante dell’ironia ancora meno. Le schegge, i frantumi di questo nostro mondo impazzito sono altresì oggetto dello sguardo e della scrittura di Stefano Benni. Angela Finocchiaro compie con l’innocenza e lo stupore di una stralunata Alice contemporanea un viaggio nel Paese dei Meravigliosi Orrori, dal quale si esce un po’ centrifugati forse, ma non annichiliti da facili rassegnazioni a buon mercato. Favole, invettive, brevi liriche, lucide cronache e musica si collegano tra loro dando vita ad una narrazione teatrale un po’ blob che cerca di ritrovare un senso al caos del disincanto. Nelle trame di questo nuovo racconto sarcastico e crudele nato dal genio di Stefano Benni, s’intreccano storie in cui i protagonisti si comportano come particelle impazzite, vittime della sproporzione tra una società dominata dai nuovi mezzi di comunicazione e la crescente solitudine dell’individuo. Lo spettacolo, con leggerezza e poetico candore, diverte e fa riflettere, in un contesto narrativo che cerca di ritrovare un senso al caos e alle incoerenze del nostro presente. Al centro dei racconti surreali, un paradiso trasformato in un tempio di bellezza taroccata, la disgregazione della famiglia, un viaggio all’”Inferno” in Eurostar, la ricerca ossessiva del divertimento e tanto altro ancora, fino alla fiaba dedicata alla triste realtà delle morti bianche. Il tutto affrontato in chiave umoristica e amara, caratteristica propria della scrittura di Benni, resa in maniera fenomenale dalla interpretazione di Angela Finocchiaro.

 

 
 

PRENOTAZIONI
Per prenotare i biglietti è possibile:
- inviare un’e-mail a infoaìteatrosanfilipponeri.it
- telefonare al Teatro San Filippo Neri tel. 035.470020
Nella prenotazione indicare il proprio cognome e nome, un recapito telefonico, il titolo e la data dello spettacolo e il numero di posti da prenotare.
Le prenotazioni via e-mail riceveranno un’e-mail di conferma.
Le prenotazioni telefoniche saranno accettate in automatico (non verrete richiamati per conferma). Al momento della prenotazione un messaggio in segreteria comunicherà l’eventuale esaurimento dei posti.
In caso di disdette o modifiche è opportuno inviare un’e-mail o richiamare il numero 035.470020, indicando i dati della prenotazione effettuata in origine (titolo e data, cognome e nome, ecc.).

BIGLIETTERIA
La biglietteria sarà aperta il giorno degli spettacoli dalle ore 20:00. Solo per lo spettacolo di domenica 11 aprile sarà aperta dalle ore 17:30.

INGRESSI
Ingresso Intero Unico
€ 20 per gli spettacoli di sabato 20 febbraio e domenica 11 aprile.
€ 15 per lo spettacolo di domenica 21 marzo.
€ 12 euro per gli spettacoli di sabato 06 febbraio, sabato 06 marzo e domenica 28 marzo.
€ 5 euro per gli spettacoli di sabato 27 febbraio e venerdì 12 marzo.

Abbonamento
È disponibile l’abbonamento GOLD al costo di 60 Euro, sottoscrivibile durante l’apertura della biglietteria
fino al 20 febbraio.
L’abbonamento comprende l’ingresso ai seguenti spettacoli: Natalino Balasso (20 febbraio), Vito (06 marzo), Licia Maglietta (21 marzo), Jacob Olesen (28 marzo) e Angela Finocchiaro (11 aprile).

Ingresso Gratuito
Ingresso gratuito ai minori di anni 13 accompagnati da un adulto, esclusi gli spettacoli di sabato 20 febbraio e domenica Il aprile.

Avviso al pubblico - A spettacolo iniziato è vietato l’accesso in sala.

INFORMAZIONI
Per avere informazioni è possibile:
- telefonare alla Biblioteca di Nembro tel. 035.471370
- consultare il sito del teatro www.teatrosanfllipponeri.it

Parcheggi
Gli spettatori potranno usufruire dei seguenti parcheggi:
- parcheggio dell’ Oratorio (Via Vittoria, 12)
- parcheggio della Parrocchia di San Martino Vescovo (Piazza Umberto I, 5) [chiusura ore 23:00]
- parcheggio accanto al cimitero di Nembro (Piazza Italia)
- parcheggio sotterraneo del Municipio di Nembro (Via Roma, 13) (costo 0,70 €fora)

 

 
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