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L'onore delle armi - la collezione di castelvecchio

 
 
 
     
   
Uno dei pezzi esposti        
   
  Uno dei pezzi esposti
   
 
 

 
L'esposizione, a cura di Paola Marini e Denise Modonesi, presenta una selezione di 300 pezzi della collezione museale di armi da difesa, di armi bianche offensive e di armi da fuoco militari e civili. A esse sono accostati dipinti, sculture, medaglie e onorificenze che ne completano l'inquadramento iconografico e storico.

La mostra, allestita da Alberto Erseghe, si snoda al termine del normale percorso espositivo di Castelvecchio, come un cammino a ritroso in tempi e luoghi diversi: dalle imprese coloniali del 1890-1893 in Eritrea e del 1911-1912 in Libia, alla prima guerra mondiale, alla guerra in Etiopia del 1935-1936 e alla guerra civile in Spagna.

E all'indietro documenta il passaggio dagli stati preunitari all'unificazione italiana compiutasi tra il 1848 e il 1870, per giungere quindi all'età della Serenissima, dominante dal Quattrocento alla fine del Settecento. Da ultimo il periodo scaligero, simboleggiato dalla statua equestre di Mastino II della Scala, definitivamente trasferito con l'occasione a Castelvecchio. Qui si conserva la statua del suo predecessore Cangrande I che incontriamo nel percorso museale dopo la sala in cui si conservano armi bianche rinascimentali.

La mostra racconta anche della storia del Museo Civico, arricchitosi del materiale raccolto da coloro che in prima persona parteciparono alle guerre per l'indipendenza italiana, senza dimenticare il nucleo di armi e memorie storiche che si coagulò al momento della istituzione del Museo del Risorgimento nel 1938. La collezione è costituita principalmente dai legati di Carlo e Alessandro Alessandri (1896), di Virgilio Grossule (1904), dei conti Da Prato (1947) e del generale Alberto Pariani (1960). Particolare risalto hanno le armi di provenienza africana, in gran parte congolese, come scudi, lance, coltelli e zagaglie, le sciabole di samurai giapponesi e le scimitarre del vecchio impero ottomano.

Di queste collezioni, solo una piccola - anche se importantissima - parte risulta permanentemente esposta sin dal 1989, quando nell'ambito dei riordinato percorso di visita di Castelvecchio Francesco Rossi selezionò ed espose - con allestimento di Arrigo Rudi - una sequenza di magnifiche armi bianche: spade, corazze, pugnali, elmi e alabarde di epoca medievale e moderna. Questa sezione permanente diviene oggi una "introduzione" alla mostra allestita in sala Boggian, mostra che si allarga idealmente allo stesso contenitore, il medievale Castelvecchio sorto come possente "macchina" da difesa.

Dall'Africa proviene la collezione di Virgilio Grossule, che lavorò tra il 1901 e il 1921 come medico tra le popolazioni dell'ex Congo belga: oggetti di grande maestria sono il grande scudo della tribù Azande in vimini intrecciati e il coltello cerimoniale o da esecuzione della regione dell'Ubangi. Capolavoro di cesello è la carabina svizzera anicchita da incisioni finissime ispirate alle vicende di Gugliemo Tell, bella da vedersi come il curioso trombone feu da joie, strumento non di guerra ma di festa, visto che veniva utilizzato nelle valli alpine per dare il via, con i suoi colpi caricati a salve, alle grandi feste popolari.

Una citazione meritano anche i cosiddetti "falsi d'epoca" come le copie di elmi rinascimentali che furono oggetto di un grande sforzo artigiano (e commerciale) per gran parte dell'Ottocento, sulla spinta di un preciso gusto decorativo.

Armi o soggetti in arme compaiono spesso in ritratti e dipinti e anche di questo dà conto, naturalmente per exempla, la grande mostra di Castelvecchio in un itinerario visivo assai vario e stimolante progettato da Alberto Erseghe. A completare la memoria di imprese che la storia ha tramandato come epiche, vengono esposte medaglie, onorificenze, riconoscimenti (molti i pezzi della seconda metà dell'Ottocento).

Chiude idealmente la rassegna la statua equestre di Mastino II della Scala, la cui celebre effigie marmorea, finalmente giunta a Castelvecchio dove, come è noto, già si conserva quella dei suo predecessore Cangrande I della Scala, suggella un percorso espositivo straordinariamente ricco di emozioni e memorie.

Verona
Museo di Castelvecchio
Sala Boggian
Corso castelvecchio, 2
tel. 045.8005817 - 045.594734 - 045.592985

1 dicembre 2001 - 7 aprile 2002

Orario 9 - 19
Lunedì chiuso
Visite guidate gratuite (ingresso a pagamento): sabato ore 17.30 dal 15 dicembre 2001

Costo del biglietto Museo e Mostra:
intero L. 8.000, Euro 4,20
solo mostra: L. 4.000, Euro 2,10
studenti e gruppi L. 6.000, Euro 3,10
bambini e anziani L. 5.000, Euro 2,60
ridotto scolaresche L.2.000, Euro 1,00

Informazioni e prenotazioni visite guidate:
Stagehand 045.8040431, fax 045.8000804
 
     
   
     
 
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